Disconoscimento di paternità nel test genetico

Come e quando sospettare una paternità diversa di fronte al risultato di un test genetico? Quali alternative ci sono per confermare o escludere la diagnosi? Come va affrontato il problema in consulenza genetica?

kinship generalOggi sono numerosissime le richieste di accertamento di paternità, non di rado a seguito dei risultati di un test genetico in un figlio. Il caso tipico è quello di una famiglia nella quale nasce un figlio affetto da malattia a tramissione autosomica recessiva e nella quale il padre non risulti essere portatore di una delle due mutazioni presenti nel figlio. Si prenda ad esempio il caso di una famiglia nella quale nasca un figlio affetto da una grave malattia metabolica, nel quale il test genetico identifichi eterozigosi composta per due diverse mutazioni puntiformi A e B. All’esame genetico dei genitori (test del portatore) la madre risulta portatrice sana della mutazione A, ma il padre non risulta essere portatore della mutazione B. A questo punto le spiegazioni possono essere tre:

1) non-paternità: il padre legale non è cioè il padre naturale. Questa è la spiegazione più probabile, anche in considerazione dei dati sull’incidenza della non-paternità nella popolazione generale, che è attualmente stimata attorno al 5% (il 5% delle persone non sarebbe cioè figlia di colui che si ritiene essere il padre naturale). Secondo alcune fonti questa percentuale sarebbe addirittura maggiore.

2) scambio di campioni o un errore nell’analisi: nei laboratori certificati il tasso di errore è generalmente basso, ma l’ipotesi non è affatto da escludere. Infatti, se uno scambio di campioni resta tutto sommato poco probabile, vi sono numerosi altri fattori che possono influenzare il risultato dell’analisi fino all’estremo del falso negativo (dallo scambio di provette o piastre, all’uso di primer datati o con sequenza aspecifica, fino a problemi di tenuta di temperatura del termociclatore).

3) mutazione de novo o mosaicismo spermatico: la mutazione B è insorta de novo nello spermatozoo che ha fecondato l’ovulo o è presente in forma di mosaico in alcuni degli spermatozoi del padre. Nelle patologie a tramissione autosomica dominante il tasso di mutazioni de novo può essere molto alto, ma nelle malattie a trasmissione autosomica recessiva è da considerarsi decisamente basso. Questa ipotesi, dunque, sebbene non del tutto escludibile, non è certamente la più probabile.

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Cosa dire alla coppia?

Il problema va anzitutto affrontato con la sola madre, alla quale va offerto un colloquio riservato in assenza degli altri membri della famiglia. In questo colloquio va anticipato chiaramente il problema e vanno illustrate le opzioni disponibili per dirimere la situazione (vedi sotto).

Come si può appurare la verità?

Per confermare o meno la paternità è possibile procedere al test apposito (test di paternità), nel quale vengono analizzati una serie di marcatori genetici nella triade padre-madre-figlio e il cui risultato permette di risolvere il dubbio. Nel caso la paternità sia confermata (o nel caso in cui non si desideri procedere al test di paternità) è indicato ripetere il test del portatore nel padre, allo scopo di escludere un errore in qualsiasi fase dell’analisi (dal prelievo alla lavorazione in laboratorio alla lettura e interpretazione dei dati grezzi). Se indicato, il laboratorio dovrebbe procedere a ripetere l’analisi con nuove coppie di primer allo scopo di escludere la possibilità di un’amplificazione monoallelica. Una volta che la non-paternità e l’errore di laboratorio siano stati esclusi, non resta che considerare come possibile la terza ipotesi (quella di una mutazione de novo o del mosaicismo spermatico).

Come procedere nelle gravidanze successive?

In ogni caso, quale che sia il risultato degli approfondimenti diagnostici mirati al riconoscimento o meno della paternità o dell’errore di laboratorio, nelle gravidanze successive andrà SEMPRE offerta l’analisi molecolare fetale per la ricerca di ENTRAMBE le mutazioni che sono state identificate nel figlio. Infatti, soprattutto nel caso in cui la paternità sia stata confermata, poiché non vi è modo alcuno per confermare il mosaicismo spermatico, la possibilità che un altro spermatozoo mutato arrivi a fecondazione non può mai essere esclusa. Anche nel caso di disconoscimento paterno la consulenza genetica e l’analisi molecolare prenatale vanno comunque offerte (a seconda del caso si potrà pensare di procedere all’analisi della mutazione materna seguita, in caso positivo, dall’analisi completa del gene, incluso il sequenziamento dell’intera regione codificante e, se indicato, il test delezione/duplicazione).

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